LGEI
EDITORIALE


LGEI Aprile 1999
Anno III - N. 2
     Siamo ancora qui! È proprio il caso di dirlo. Prosegue la "saga della Linux Gazette". Tra mille difficoltà e con l'ormai usuale ritardo, siamo pronti per essere in linea. Mi auguro che tutti coloro che si dilettano a leggere gli articoli della Linux Gazette possano trovare ulteriori elementi utili al loro lavoro o alle loro ricerche e, per questa volta, voglio lanciarmi in qualche riflessione.
     Da dove nasca l'esigenza di approfondimento è presto detto: dalla lettura di alcuni articoli apparsi sul numero di Aprile di "Communications of the ACM" (Association for computing machinery), ed in particolare dal pezzo di Tim O'Reilly dal titolo "La lezione da apprendere dal processo di sviluppo del software Open Source". L'autore fa rilevare, infatti, mediante un'analisi quanto mai lucida, come il successo di tanti progetti che caratterizzano il software cosiddetto Open Source, quali i ben noti Linux, Free BSD, Apache, Perl, Tcl e Python (solo per citare i più noti), siano da ricondurre esclusivamente ad alcuni concetti essenziali, anche se indispensabili e indissolubili:
  • dare a coloro che utilizzano un prodotto software l'accesso al codice sorgente incoraggia la naturale evoluzione di un progetto, né più né meno come accade nel caso di un progetto di sviluppo vero e proprio;
  • perché il progetto abbia successo occorre che il software che da esso trae origine permetta di superare quelli che la comunità vive come problemi (al riguardo l'autore evidenzia come tutti i progetti elencati siano emersi da singole esigenze trasformatesi ben presto in problemi collettivi);
  • ultima, ma non per questo meno importante, è l'architettura stessa del progetto che deve essere modulare e quindi facilmente scomponibile in sottoprogetti.
     È appena superfluo osservare che il concetto di comunità cui l'autore fa riferimento è comunque molto selettivo ed elitario, trattandosi di informatici (non a caso la rivista citata è il periodico mensile di una delle più grandi associazioni di informatici), ma ciò significa forse che coloro che non sono informatici devono ritenersi esclusi dalla possibilità di beneficiare del software Open Source?
     La risposta è sicuramente NO anche se è ancora molto difficile riuscire ad essere veramente convincenti nei confronti di quanti hanno il problema pressante di essere alfabetizzati in informatica. Le obiezioni che vengono addotte sono diverse e vanno dai numeri sulla diffusione del sistema (che viene ancora considerato un "prodotto di nicchia"), alle maggiori difficoltà che chi vuole utilizzare un computer partendo da zero si presume debba incontrare visto che ancora molto della gestione del sistema avviene mediante un'interfaccia a caratteri e passa quindi per la conoscenza dei suoi comandi.
     Mi piace pensare, a questo punto, al ruolo che iniziative come LGEI ed ILDP hanno nel panorama della diffusione, all'interno del nostro paese, del software Open Source. Sarà stato questo il motivo che mi ha spinto a tentare di raccogliere gli sforzi che si stanno facendo per diffondere la "cultura del software aperto" ed a riunire in un unico sito gran parte del materiale esistente su Linux?
     Certo di essere stato ancora una volta abbastanza provocatorio da suscitare commenti e repliche resto in attesa di comunicazioni che sarò ben lieto di rendere pubbliche e condividere con tutti coloro che collaborano alla realizzazione di questa rivista.
      

Vi aspetto

     A. Cartelli

 

Indietro


Copyright © 1999 per il sito WEB di A. Cartelli