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Nuovo Millennio ... nuove prospettive per Linux

di Antonio Cartelli


Forse il titolo di questo articolo è piuttosto ambizioso e attraverso di esso rischio di proporre un'immagine consumistica, abusata ed inappropriata del nostro software "Linux". Si dà il caso, però, che quanto sto per dire sia abbastanza in linea con l'immaginario collettivo che vede nel nuovo millennio cambiamenti radicali se non epocali.

Quali sono le motivazioni di una tale affermazione? Ritengo di poter asserire che i tempi siano maturi perché Linux ed il software Open Source si presentino sul mercato come prodotti software alternativi ad MSWindows. Sono certo che nessuno se ne avrà a male se tirerò in ballo società che operano commercialmente con Linux ed il "suo indotto", soprattutto se ciò servirà a far crescere la consapevolezza della correttezza di quanto affermato.
Sono infatti convinto che, al di là di ogni considerazione, sia sacrosanto riconoscere a chi lavora seriamente e correttamente i meriti del proprio lavoro. In quanto segue sono coinvolte la rivista mensile Inter.Net e la società che commercializza una particolare distribuzione di Linux: Mandrake.
È opportuno che faccia presente, innanzitutto, che fino alla lettura del n. 53 di gennaio 2000 della rivista citata, il termine Mandrake evocava in me più il ricordo di mitici fumetti dell'infanzia, che non un prodotto software e ancor meno una distribuzione Linux (benché mi sia capitato di averne sentito parlare in più di un'occasione); tale precisazione è quanto mai necessaria poiché le esperienze professionali di questi ultimi anni mi hanno indotto a misurarmi con molte delle distribuzioni attualmente in commercio dalla Slackware, alla Debian ed alla Red Hat, e la scelta di dedicare un articolo a Mandrake ha delle motivazioni che vanno ben al di là della simpatia per una distribuzione piuttosto che per un'altra.

Resta il fatto che Inter.Net ha fatto dono ai suoi lettori, in uno dei CD che accompagnano il numero di gennaio 2000 della rivista, della versione "gratuita" della distribuzione Mandrake 6.1 "Helios" e che incuriosito dall'immagine riportata a pag.12 della rivista stessa abbia deciso di installare e provare la distribuzione medesima.
In quanto segue cercherò di fornire gli elementi argomentativi che mi hanno indotto a pensare che ci siano finalmente le premesse per una nuova "rivoluzione copernicana"; ritengo infatti che chi ha messo a punto Mandrake abbia fatto ciò che ancora mancava per far sì che il software Open Source si proponesse, una volta per tutte, come candidato alla successione di MS Windows.

Premessa

Nel corso degli ultimi due anni ho avuto l'opportunità di tenere dei corsi di aggiornamento per docenti di scuole di vario ordine e grado nell'ambito del progetto pluriennale avviato dal Ministero della Pubblica Istruzione relativo all'introduzione delle nuove tecnologie nell'insegnamento.
Sebbene si pensi ai predetti corsi come a corsi di "alfabetizzazione informatica" ritengo sia più corretto dire che, sulla scorta di quanto maturato anche a livello di Ministero, sia divenuta consapevolezza diffusa l'esigenza di saper utilizzare gli odierni PC, dotati di software di Office Automation, anche in ambito didattico e che si sia quindi posto il problema di riuscire a comunicare con essi mediante un linguaggio che è soltanto parzialmente verbale, in quanto basato massicciamente su icone ed ambienti grafici attraverso i quali si realizza il dialogo uomo-macchina.

La modalità di conduzione dei corsi di aggiornamento tenuti ed il conseguente dibattito aperto con i docenti che vi hanno partecipato hanno avuto un duplice effetto. Da un canto mi hanno fatto acquisire la consapevolezza delle difficoltà che, nonostante tutto, l'ambiente "a finestre" pone a chi non ha mai utilizzato un computer. Per altro verso mi hanno indotto a riflettere sulle caratteristiche di questo stesso ambiente e mi hanno spinto ad individuare quelle che potremmo definire "prerogative irrinunciabili" che un sistema operativo di questo tipo deve possedere per potersi affermare come alternativa valida a Microsoft Windows 95/98 o NT che sia.

È ovvio che il riferimento, in questo caso specifico, è diretto a Linux e, più in generale, a tutto il mondo Unix ed agli ambienti a finestre in questo contesto disponibili. Linux e gli innumerevoli progetti nati con esso sulla Rete, in ambiti come la gestione di reti di computer, il recupero di hardware dismesso con compiti di amministrazione e monitoraggio, la fornitura di servizi di rete, ecc. hanno già ampiamente dimostrato come nel confronto con prodotti proprietari la soluzione Open Source presenti un più vantaggioso rapporto prezzo/prestazioni. All'utente finale, che di informatica sa poco o nulla, però, quando e in che termini è proponibile un'alternativa che lo costringa a rinunciare ad abitudini consolidate?
Ritengo che fino a poco tempo fa quest'alternativa non fosse neanche proponibile, in quanto la scelta di Linux poneva comunque il problema del possesso di un insieme di conoscenze, la cui mancanza pregiudicava l'utilizzo della macchina o, per altri versi, poneva seri problemi ai rivenditori di elaboratori costretti a fornire un'assistenza insostenibile all'utenza.

La questione risiede interamente nell'interazione uomo-macchina ed in particolare nel fatto che Windows, o prima di esso l'ambiente grafico di Mac, sono ambienti puramente grafici nei quali il dialogo tra l'utente ed il sistema non prevede la conoscenza di comandi, codici e istruzioni, quanto piuttosto la conoscenza del significato di alcune immagini e di alcune semplici operazioni da effettuare con il mouse oltre che la comprensione dei messaggi simbolici forniti dalla macchina all'esecuzione di ogni operazione.
Vediamo ora brevemente alcune delle caratteristiche degli ambienti a finestre e delle operazioni che si possono effettuare al loro interno, che rappresentano un "patrimonio culturale acquisito", non soltanto perché entrate prepotentemente a far parte delle operazioni che chi lavora al computer compie quotidianamente senza neanche pensarci, ma soprattutto perché rappresentano elementi essenziali ad un dialogo amichevole tra uomo e macchina:

In quanto segue tenterò di mostrare come in Linux Mandrake 6.1 sia presente tutto ciò che ho appena elencato e, sicuramente, molto di più e come, di conseguenza, questo sistema si candidi a soppiantare MS Windows presentando un più vantaggioso rapporto prezzo/prestazioni.

L'installazione

Avendo fatto esplicitamente riferimento alla versione gratuita della distribuzione Mandrake 6.1 Helios il processo di installazione che mi accingo a descrivere riguarda esclusivamente questa distribuzione anche se, per molti aspetti, le installazioni delle varie distribuzioni Linux si somigliano tutte.

Le fasi attraverso le quali si arriva ad installare Mandrake sulla propria macchina sono descritte abbastanza compiutamente, almeno nelle loro fasi iniziali, nella recensione della rivista Inter.Net anche se ritengo opportuno soffermarmi su alcune loro caratteristiche che mi sono parse particolarmente interessanti.

Innanzitutto è possibile installare il sistema sia utilizzando una partizione vuota del proprio Hard Disk (di almeno 1 Gigabyte se si vuole accedere a tutte le caratteristiche del software), sia utilizzando un'area disco di MS Windows (ovviamente della medesima grandezza indicata prima).

In secondo luogo l'installazione da CD si può effettuare, se la macchina lo consente, modificando le impostazioni del menu del BIOS (all'accensione si tenga premuto il tasto DEL o CANC, apparirà una finestra con varie opzioni la seconda delle quali, tra le altre cose, consente di modificare l'ordine di ricerca delle unità di avvio) e selezionando il CDROM come prima unità di avvio. Qualora ciò non sia possibile, la maniera più semplice di procedere all'installazione del sistema passa per la copia, mediante l'uso di dd (da Linux) o rawrite (da DOS/Windows) di un file immagine del sistema su un floppy e per il conseguente riavvio della macchina, dopo aver messo in A il floppy creato.
In ogni caso l'effetto ultimo che si ottiene è l'ingresso in un ambiente di installazione abbastanza semplice da gestire in quanto molto simile a quello utilizzato da Red Hat.
Una caratteristica particolarmente interessante di questo ambiente mi è sembrata la presenza, innovativa rispetto a precedenti esperienze, di una serie di operazioni di test in virtù delle quali la macchina riconosce le unità di cui dispone (inclusa la scheda grafica) e si autoconfigura di conseguenza chiedendo soltanto conferma all'utente delle scelte fatte e arrivando a chiedere perfino se si vuole che l'ambiente grafico adottato (KDE, Gnome o un ambiente X tradizionale) debba essere avviato già all'accensione o se la macchina debba presentarsi con l'usuale interfaccia a caratteri che molti sono abituati ad utilizzare.

Una volta terminata la fase di installazione è possibile modificare alcune delle impostazioni relative a tastiera, mouse, servizi attivati, configurazione dell'ambiente X-Window e scelta del tipo di Desktop, o procedere alla configurazione della scheda audio utilizzando l'opzione a riga di comando: setup.

L'ambiente grafico KDE

Una volta terminata la fase di installazione, assegnata la password di root e creato un account di utente (consigliabile per evitare di commettere errori che possano compromettere il buon funzionamento del sistema) si è pronti per la partenza. Si riavvii il sistema ed al prompt si diano username e password di utente; qualora non si sia scelto l'avvio automatico dell'ambiente grafico occorrerà digitare startx, ma da questo momento si entrerà in una dimensione completamente nuova.

Ambiente interattivo a finestre KDE
Immagine della pagina grafica che si presenta all'utente all'ingresso dell'ambiente grafico

Chi entra per la prima volta in questo ambiente resta gradevolmente colpito dalla presenza di testi e descrittori in italiano per gli oggetti che appaiono a video (anche se non è una caratteristica generalizzabile in quanto in molti contesti, tra i quali l'help, le finestre di dialogo si presentano esclusivamente in inglese).
Inoltre, al di là di qualche differenza secondaria, l'aspetto grafico di questo ambiente è molto simile a quello di MS Windows. È presente infatti un desktop (ma, come vedremo, ne sono disponibili addirittura quattro), ci sono le icone che rappresentano unità e programmi di maggior utilità per l'utente e compaiono due barre, una inferiore che somiglia molto alla barra degli strumenti di Windows ed una superiore che ospita i bottoni delle applicazioni avviate e che è utile per richiamare in primo piano finestre nascoste.

Una caratteristica sicuramente interessante è la presenza di due icone relative rispettivamente alle unità floppy e CD-Rom. Grazie ad esse si può accedere direttamente al contenuto delle unità (quando vengono selezionate viene effettuato il mount dei filesystem delle rispettive unità, sempre che all'interno dei drive siano stati inseriti i supporti di memoria).

Icona del Floppy Disk Icona del CD-Rom
Icone dei drive del Floppy e del CD-Rom

Un elemento di differenziazione tra l'ambiente KDE e MS Windows risiede invece nella modalità di avvio delle funzioni associate alle icone. In KDE, infatti, basta un semplice click del mouse per attivare un'icona, contrariamente al doppio clic presente in Windows.
Personalmente ritengo questa caratteristica un pregio che evita fraintendimenti ad un'utenza che spesso, anche dopo molto tempo di uso quotidiano di strumenti informatici, tende ad utilizzare sempre il doppio click o a confondere i due.
Un'ulteriore nota positiva è rappresentata dal fatto che la pressione del tasto destro del mouse su una zona vuota (non coperta da finestre o icone) del desktop conduce all'apertura del menu rapido di configurazione del Desktop.

Per quanto riguarda la barra degli strumenti, oltre alla presenza, nella sua parte destra, di programmi e dispositivi utili, quali un lettore di CD musicali, una calcolatrice scientifica, un semplice editor e un ambiente di emulazione terminale (che consente di aprire una finestra all'interno della quale viene attivata la shell di sistema), sono presenti icone che si rivelano particolarmente interessanti per le loro funzionalità e che sono riportate nell'immagine che segue.

Parte sinistra della Barra degli strumenti
Parte sinistra della barra degli strumenti

Partendo da destra, dopo il blocco dei quattro tasti, ognuno dei quali consente di accedere ad un distinto desktop, troviamo un'icona che consente di selezionare, con un semplice click, un menu a tendina in cui sono riportate una serie di applicazioni di amministrazione del sistema.
Accanto ad essa (caratterizzata da una lente che ingrandisce delle impronte) vi è un'icona, che ha una sua controparte sul desktop, grazie alla quale si è in grado di trovare una qualunque applicazione o cartella presente sulla propria macchina.
Di seguito è presente l'icona che consente di accedere al Centro di controllo KDE con il quale è possibile configurare tutte le caratteristiche grafiche che contraddistinguono l'ambiente nel quale ci troviamo: dal colore dello sfondo all'immagine da utilizzare come sfondo, ai suoni da associare ad operazioni elementari, allo stile dei caratteri utilizzati per la denominazione degli oggetti, ecc. All'interno di questa finestra è presente un percorso di scelta delle opzioni settabili la cui selezione, a differenza di quanto detto finora, avviene mediante un doppio click.

Icona del software di configurazione del sistema Non trova corrispondenza, sulla barra degli strumenti, l'icona presente sul desktop e riportata accanto a sinistra, mediante la quale è possibile procedere alla configurazione di rete, utenti, filesystem, boot, ecc.
Allorché si clicca su di essa si apre il menu di configurazione riportato di seguito.

Menu di configurazione del Sistema
Menu di configurazione del Sistema

Come si vede chiaramente nell'immagine precedente, la finestra di configurazione del sistema presenta le medesime caratteristiche di una finestra Windows. In alto al centro è presente una barra con il titolo della finestra, alla sua sinistra sono presenti due pulsanti, mentre alla sua destra ve ne sono tre.
Ritengo utile soffermarmi su questi ultimi tasti che consentono di effettuare le medesime operazioni che si è abituati a compiere con le finestre MS Windows, ovvero rispettivamente iconizzazione (chiusura della finestra ma non del programma corrispondente e conseguente creazione di un bottone sulla barra in alto), apertura a tutto schermo di una finestra e sua chiusura (con contestuale chiusura del programma collegato).

Accanto alle icone descritte finora, sempre sulla barra degli stumenti, troviamo un'ulteriore icona riprodotta anche sul Desktop. Essa, come mostra inequivocabilmente l'immagine che riproduce una casetta, consente di accedere alla propria area di lavoro (di seguito riporto la mia area di lavoro mentre sto preparando le immagini di questo articolo). Una volta aperta la finestra della propria area si resta positivamente sorpresi dalla varietà dei simboli che vengono utilizzati per rappresentare i file, sintomo di un'ulteriore e più importante proprietà: il semplice click su una delle icone presenti nell'area fa partire un programma del desktop che prende in carico il file per amministrarlo e consentire all'utente di elaborarlo.

Finestra della propria area di lavoro
Immagine della finestra con il contenuto della propria area di lavoro

Sulla falsariga dell'elenco riportato in apertura di articolo penso che per concludere il confronto con Windows sia rimasto ben poco. Sicuramente occorre verificare la possibilità di effettuare drag & drop. Bene! Di seguito riporto un'immagine nella quale si può vedere il trasferimento di un file dall'area personale di lavoro al floppy disk, a dimostrazione della completezza operativa dell'ambiente KDE presente nella distribuzione Mandrake.
Come se ciò non bastasse, però, allorchè l'oggetto arriva a destinazione e si lascia il pulsante del mouse, si apre un menu a tendina mediante il quale scegliere se trasferire, copiare o collegare il nuovo oggetto con quello di partenza.
Ritengo che tale prerogativa rappresenti una caratteristica innovativa e sicuramente migliorativa di ciò che normalmente accade con Windows.

Esempio di trasferimento di oggetti tra finestre
Trasferimento di un file dalla propria area di lavoro al floppy

A questo punto possiamo finalmente soffermarci su un'ulteriore caratteristica positiva di KDE rispetto a Windows: la possibilità (come del resto in tutti gli ambienti XWindow) di accedere a quattro Desktop diversi, su ciascuno dei quali possono essere aperte finestre e lanciate applicazioni. Per accedere a ciascuno di questi Desktop si possono utilizzare i pulsanti numerati (riportati nell'immagine della barra degli strumenti), o l'icona con le finestre sovrapposte presente sulla barra degli strumenti immediatamente accanto all'icona con il K.
Di seguito riporto le schermate con gli altri tre Desktop, che allo stato attuale sono il frutto di un'adeguata opera di configurazione del sistema, con conseguente scelta delle immagini da utilizzare come sfondo.

Ambiente interattivo a finestre KDE
Immagine della pagina grafica corrispondente al secondo Desktop

Ambiente interattivo a finestre KDE
Immagine della pagina grafica corrispondente al terzo Desktop

Ambiente interattivo a finestre KDE
Immagine della pagina grafica corrispondente al quarto Desktop

Per terminare l'analisi della barra degli strumenti non ci resta altro che il tasto K. Esso ha una funzione analoga a quella del pulsante Avvio o Start di Windows. in quanto un suo click fa accedere ad un meno a tendina il cui primo tasto in basso consente di uscire dall'ambiente grafico.
Se trascuriamo per un momento la miriade di voci che compaiono in questo menu (alcune delle quali ricalcano icone che abbiamo già analizzato) e ritorniamo all'elenco proposto ad inizio di articolo sui requisiti di un ambiente grafico non possiamo non concordare sull'importanza delle voci Applicazioni, Grafica ed Internet, che rappresentano sicuramente l'elemento di maggiore attrazione per un utente che non voglia limitarsi ad amministrare la propria macchina ma che voglia utilizzarla per qualche motivo.

Menu a tendina di KDE
Menu a tendina principale di KDE con accanto il menu delle applicazioni

Come si vede dall'immagine precedente, tra le applicazioni in elenco possiamo annoverare diversi editor ed alcuni programmi, quali XEmans e Maxwell, che in quanto gestori di testi (il secondo in maniera molto più prossima a Word del primo) consentono di effettuare word processing.
Per raggiungere livelli di professionalità più spinti si deve però far ricorso al pacchetto completo della distribuzione Mandrake (che da quanto ho potuto appurare navigando sul sito madre all'indirizzo http://www.mandrake.org/ consta di ben 6 CD) all'interno del quale si possono trovare i software StarOffice 5.1 e Applixware che consentono di dotarsi di pacchetti completi di Office Automation che ben poco hanno da invidiare all'MS OFFICE.
Per converso sul piano della gestione della grafica (nell'immagine che segue è riportato il menu a tendina con l'elenco dei pacchetti disponibili) ritengo che Linux e con esso Mandrake sopravanzino di gran lunga Windows. Tra i programmi disponibili oltre alla miriade di programmini utili (quali possono essere xv, un generatore di frattali e Snapshot, quest'ultimo particolarmente utile a catturare schermate video), troviamo infatti il Gimp, considerato un programma di gestione immagini confrontabile per prestazioni con Photoshop di Adobe, e Killustrator un programma di grafica vettoriale ugualmente molto interessante.

Menu a tendina di KDE
Menu a tendina principale di KDE con accanto il menu della grafica

Anche per quanto concerne Internet l'immagine che segue ci mostra una ricca varietà di programmi che vanno ben oltre la semplice gestione della posta elettronica o la navigazione in Internet. A proposito del Web va segnalato, infatti, che la società Netscape ha reso disponibile non soltanto il navigatore ma tutto il pacchetto Communicator comprensivo di gestione posta eelettronica, news ed HTML editor.

Menu a tendina di KDE
Menu a tendina principale di KDE con il menu a tendina di Internet

Sempre dal menu relativo ad Internet viene poi la soluzione ad uno dei problemi più annosi (a giudicare dalle richieste di aiuto che compaiono sulle liste di discussione) che gli utenti Linux abbiano mai dovuto affrontare: la configurazione di un collegamento ad Internet via modem. Fino a poco tempo fa, infatti, si era costretti ad utilizzare un miscuglio di programmi a riga di comando, script di connessione e comandi di shell. Con kppp tutto ciò scompare e la configurazione dell'accesso telefonico ad un ISP viene effettuata alla stessa stregua che con Windows. Ritengo utile soffermarmi un po' sulla configurazione della connessione telefonica avendo sperimentato l'esigenza di dover modificare alcuni parametri rispetto a quelli proposti normalmente dal programma kppp.
Va notato innanzitutto che questo programma consente di definire diversi profili di collegamento, ognuno indipendente dagli altri in quanto a definizione dei server DNS, procedura di connessione, ecc., e caratterizzato da un identificativo specifico.
Per quanto concerne la modalità di connessione il programma propone la procedura PAP (nel mio caso, per stabilire una connessione con TIN, ho selezionato la procedura CHAP oggi utilizzata quasi da tutti i provider).
Relativamente al modem ed alle stringhe di inizializzazione da utilizzare ho riscontrato il superamento della difficoltà di stabilire una connessione a causa della pretesa mancanza del tono di chiamata (NO DIALTONE) inserendo, come consigliato dall'help on line rigidamente in inglese, il termine X3 tra AT e DT. Nell'immagine che segue è ben visibile la finestra con i parametri del modem e le variazioni apportate.

Menu di KDE con i parametri del modem
Finestra di configurazione del modem


Copyright © 2000 A. Cartelli LGEI n. 1 Anno IV
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