CASSINO

Il dopoguerra, la ricostruzione, oggi
(dal 1945 ad oggi)


La Città Martire
La Città come si presentava
ai sopravvissuti - 46 Kb

Con i primi bombardamenti gli abitanti di Cassino erano stati fatti sfollare e, ognuno, per quanto aveva potuto, aveva cercato riparo presso parenti o conoscenti, in Italia o all'estero.
Non appena le notizie della rottura della linea Gustav e della caduta di Cassino si propagarono e raggiunsero gli sfollati, essi, lentamente, cominciarono a ritornare alle loro case. Non tutti però! Molti (si stima circa (2000) erano stati vittime della guerra.
Altre vittime, oltre a mutilazioni di vario tipo, si ebbero poi per molto tempo ancora, a causa di ordigni inesplosi e di un'epidemia di malaria, che falciarono senza pietà coloro che per primi tornarono a Cassino e cominciarono a ricostruire la città. Va rilevato, infatti, che l'area era divenuta insalubre a causa degli acquitrini formatisi con l'allagamento della vallata (allagamento operato dai tedeschi a scopi difensivi).
Per le devastazioni subite la città di Cassino meritò l'appellativo di "Città Martire" e con D.P.R. del 15 Febbraio 1949 fu decorata con medaglia d'oro al valor militare.
La Città Martire
La Città nel 1945
Il 15 marzo del 1945 il Capo del Governo, Ivanoe Bonomi alla presenza del sindaco Gaetano Di Biasio consacrò la rinascita di Cassino.
Lo stesso giorno fu posta la prima pietra per la ricostruzione del Monastero di Montecassino (la Basilica fu poi consacrata da Papa Paolo VI il 24/10/1964).
Il piano di ricostruzione della città, che fu elaborato dal Prof. Giuseppe Nicolosi e approvato con D.M. 2843 del 21/11/1946, adottava il criterio del recupero delle aree e strutture scampate alla distruzione (con eccezione della zona montana della "Costa").
Notevole fu, in questo periodo, il contributo dell'E.RI.CAS. (Ente per la Ricostruzione di Cassino) che, fino al 1953, portò avanti il programma di ricostruzione delle opere pubbliche, grazie agli aiuti governativi che giungevano copiosi.
Con la ripresa delle attività anche la popolazione incrementò e, se nel censimento del 1951 risultò che a Cassino risiedevano 19.256 abitanti (quando nel 1942 la popolazione ammontava a 21.275 anime), nel giro di qualche anno crebbe fino a raggiungere, nel 1991, circa 35.000 persone.

Grafico dell'andamento della popolazione di Cassino nel tempo
La Città nel 1950
La Città
a metà anni '50

La nuova città, che si andava formando, aveva come centro la chiesa di S. Antonio, quella chiesa che prima della guerra sorgeva al di fuori delle mura e che ora fu la prima delle antiche chiese ad essere ricostruita, perché la "meno" danneggiata.
Grazie all'erogazione dei danni di guerra molti cittadini ricostruirono la propria casa ai lati delle vie più importanti (Casilina, viale Dante..) costituendo il nucleo dell'attuale centro urbano.
Negli anni 50 si assistette ad un continuo fiorire di attività imprenditoriali all'interno ed intorno a tale nucleo. Fabbriche come: Pafes (produzione di tubi fluorescenti), Plastofer (lavorazione di legno e plastica), Pontecassino (fabbricazione di materassi in gommapiuma), Peroni, un pastificio e varie industrie edili, dettero lavoro a molti cittadini e furono un vanto per la città, anche se nel volgere di pochi anni chiusero e lasciarono il posto ad industrie più grandi quali S.M.I.T. (azienda tipografica) e R.I.V. (azienda metalmeccanica).
Non dimenticando la sua antica vocazione agricola la città si dotò di un campo boario, struttura che non è mai stata utilizzata appieno e che nel corso degli anni ha subito diversi cambiamenti di destinazione, e avviò un articolato programma di risanamento idrico e geologico grazie al Consorzio di Bonifica "Valle del Liri" (istituito nel 1950). Contemporaneamente ebbe un notevole impulso anche il consorzio "Acquedotto degli Aurunci", che nel 1964 annoverava 72 comuni tra le province di Frosinone e Latina.
La Città nel 1950
Il monumento per la pace
L'impulso maggiore al processo di industrializzazione venne però dalla politica di sviluppo per il Mezzogiorno che vide l'inclusione della provincia di Frosinone tra le zone che beneficiarono degli interventi straordinari della Cassa per il Mezzogiorno.
Tra le varie realizzazioni di quegli anni vale la pena ricordare: l'industria di imballaggi Thermosac, la cartiera Relac, le centrali elettriche dell'Olivella, dell'Unes (presso l.go S.Domenico), l'Ospedale Civile "Gemma de Posis" (erroneamente detto "de Bosis"), l'INAM, l'ONMI, gli edifici dell'INPS, dell'INAIL e dell'INA, la stazione ferroviaria, la stazione di autolinee Zeppieri, il palazzo del Tribunale, quello delle Poste e del Liceo Ginnasio.
Nel 1955 per opera del senatore Piercarlo Restagno naque la Banca Popolare del Cassinate.
Nel 1960 aprì il casello di Cassino dell'Autostrada del Sole (odierna A1).
Nel 1964 iniziò la costruzione, su un'area di 19 ettari, dell'insediamento dell'80° Battaglione Fanteria "Roma" per l'addestramento delle reclute.
Nel 1972 lo stabilimento Fiat incominciò la produzione, occupando circa 7000 dipendenti.
Il 3 aprile 1979, da un istituto pareggiato di Magistero, si passò all'istituzione dell'Università statale di Cassino che ora conta più di diecimila studenti iscritti alle varie facoltà che vi sono presenti: Ingegneria, Economia e Commercio, Lettere e Giurisprudenza, affiancate dall'Istituto pareggiato di Educazione Fisica (ISEF).

La tragedia della seconda guerra mondiale, con i lutti e le distruzioni che ha portato, non è mai stata dimenticata, anzi il suo ricordo ha costituito un imperituro anelito alla pace che ha portato la Città Martire a gemellarsi con numerose città straniere e non: Falaise in Francia, Zamosc e Tychy in Polonia, Uzice in ex Jugoslavia), North York in Canada, Karlovy Vary in ex Cecoslovacchia e Ortona in Italia.


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